Storie del passato, presente e...futuro
Qui trovate le testimonianze di chi ha molto da dire, perché parla per aver provato, non per aver sentito. Non mi resta che augurarVi un bel divertimento ascoltando in silenzio, meditando sulla nostra effimera esistenza…
Me amia Bruna
Amia e Barba significano zia e zio
Negli anni 70 del secolo scorso a Zorzoi, una sorella di mia nonna Viola si chiamava Bruna dei Carlui.
Per tutto il paese era “me amia Bruna“…alta magra, sempre vestita di nero e con lo sguardo truce, di quelli che mettono paura, ma era di una tenerezza infinita.
Ti vedeva e calava quel suo sguardo letale, impaurivi, poi le palpebre le si umidivano e si muovevano, un flebile sorriso ne usciva… mettendoti quella sensazione di affetto e tranquillità…e le labbra secche in quel viso raggrinzito biascicavano la solita frase…“gnen qua bel che te dae an bicerin“ (aiutoooo! Adesso chiamerebbero esercito e protezione civile). E ingurgitavi quel bicchierino di dolciastra crema marsala o vermouth come fosse un medicamento…
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Sapori e sensazioni che sono certo non proverò mai più, manco quando ero in mezzo alla bella vita e bevevo i blasonati Champagne Bollinger.
Non so se fosse rimasta zitella per scelta, sicuramente amava la libertà vera. Fu lei ad aprire la famosa osteria che poi cederà al nipote Italo Romeo, classe 1940, tuttora in ottima salute e per il quale provo un’affetto fraterno. Aveva una sola mucca, la Bisa, nella stalla a Morene, angolo annerito in fondo all’abitato, che un giorno ereditò mio padre e li vi trascorse gli anni più belli dopo esser andato in pensione.
Un giorno quella casetta prese fuoco, vacca compresa, ricordo quanto pianse, e non allevò mai più alcun armento. Ora Morene è di mio fratello, un giorno vorrei ultimare lì i miei ultimi metri nel treno che s’incammina nel binario morto del non ritorno.
Me zia Bruna morì nel 1976, avevo 10 anni, ne ho ancora un affettuoso ricordo. Questa parte è dedicata a lei
A 59 anni ho conosciuto un altra “amia“ una brava persona del 1937, poco studio ma di un’intelligenza straordinaria. Fidatevi E dai suoi video ne capirete la mia convinzione.
Bruna De Rossi in Mocellin vive a San Nazario (Ora Valbrenta VI), davanti l’orto che coltivo. Credo le sue storie di vita vissuta andrebbero insegnate all’università, perché paradossalmente, han più bisogno gli adulti dei bambini, di imparare a comportarsi con buon senso e lealtà.
Qui caricheremo le testimonianze di chi ha molto da dire, perché parla per aver provato, non per aver sentito. Non mi resta che augurarVi un bel divertimento ascoltando in silenzio, meditando sulla nostra effimera esistenza…
E come saluta Bruna… con sorriso e gentilezza, senza mai alcuna volgarità gratuita e cattiva… “VE TUTI QUANTI IN MONA“.
Conoscere il creato
a cura del Geobotanico Cesare Lasen
Nato nella casa sopra Lasen loc. Pian, m 750 circa, sprovvista di strada di accesso, di energia elettrica, di acqua potabile, di servizi igienici se non esterni.
Infanzia presso i nonni con la mamma, essendo il papà impegnato in vari cantieri di grandi opere.
Immerso in un contesto “naturale” è stato l’imprinting per dedicarsi poi, in età giovanile e matura, agli argomenti di carattere ecologico-naturalistico. E all’agricoltura!
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Per poter lavorare e mantenere la famiglia, all’età di 5 anni e mezzo trasferimento a Milano, in sella alla moto Gilera in mezzo a mio padre e mia madre. Primi mesi in baracca per operai (Via Brunetti), inverno freddissimo con bronchiti e vita molto diversa da rimpiangere il luogo natio.
Dalla primavera 1956 trasferimento in Via Murat 38, con mia madre che faceva la portinaia di un condomino a 6 piani, 2 scale e negozi. Vita dura, in 4 persone in una guardiola di 20 mq. Frequenza breve per pochi mesi all’asilo, poi a scuola con esame per accedere direttamente in 2^ elementare. Avevo imparato a leggere senza andare a scuola, sulla Gazzetta dello Sport.
A 7 anni, tra l’altro i condomini mi mandavano a fare la spesa per qualche piccola mancia, e distribuivo la posta. Frequentavo l’oratorio, allora in periferia, proprio
come recita la canzone di Celentano: là dove c’era l’erba, ora c’è… Ricordo proprio prati e pecore prima delle case nuove… Dopo le elementari frequentai l’avviamento industriale, perché di famiglia povera e si pensava destinati al lavoro. Mi dissero che ero sprecato per quel tipo di scuola. Allora c’erano la media e le commerciali, prima della scuola media unificata. Finito l’avviamento volevo tronare al paese e fare l’agricoltore. Ogni estate, appena finite le scuole tornavo su dai nonni nella casa natia. A 11 anni, per supplire un problema di salute di mia nonna, persona analfabeta ma di grande spessore morale e umano, imparai a mungere.
Ho portato parecchie “càrghe de fén” e forse hanno contribuito al mal di schiena…Andavo a funghi, giravo da solo, non avevo paura di nulla. Un giorno portai a mio nonno una vipera tra le dita e non era ancora del tutto morta…Tempi complicati, tradizionali.
Parteggiavo per mia nonna che sgobbava molto e dava del voi al marito, mio nonno, Cesare come me. A una mia presa di posizione (anni 12) mio nonno mi indicò la porta, non dovevo comandare io. Ma sono orgoglioso di questo. In famiglia, con i nonni, viveva anche una zia, non sposata, che mi insegnò molto. All’età di 4 anni chiesi loro perché nella legnaia vedevo delle “stèle” con alburno di colore marrone. Era il Viégol (Maggio Ciondolo) , mi dissero, e a 5-6 anni era normale conoscere il nome, in dialetto, delle piante legnose.
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Cesare Lasen - CV
CESARE LASEN è nato a Feltre (BL), nella frazione omonima, il 13 gennaio 1950. Ha compiuto l’intero ciclo di studi a Milano, diplomandosi perito chimico con 60/60 nel 1969 e laureandosi in Scienze Biologiche, a pieni voti e lode, discutendo una tesi sulla flora e la vegetazione del Monte San Mauro, la montagna di casa. Durante gli studi universitari vince un concorso all’ENEL dove lavora per 4 anni al Centro Ricerche Termiche e Nucleari. Decide poi di ritornare nella sua terra, dove inizia il suo impegno nella scuola, prima nelle medie e poi nelle superiori, fino al 1994.
Si è occupato di botanica, in particolare floristica, fitosociologia e geobotanica, anche attraverso studi ecologici e applicativi, con particolare attenzione ai problemi di tipologia forestale, dei prati, degli habitat Natura 2000, dei temi connessi con la conservazione della natura, della valutazione della qualità ambientale, con esperienze nell’ambito della pianificazione territoriale e del monitoraggio. Ha partecipato a convegni, anche internazionali, e collaborato con istituti universitari. L’attività di ricerca, imperniata sul territorio dolomitico e delle regioni del Nordest, si concretizza in circa 300 pubblicazioni scientifiche distribuite su varie riviste locali, nazionali ed estere (si allega elenco). Negli anni accademici 1988/89 e 1989/90 ha svolto, presso l’istituto di Selvicoltura dell’Università di Padova, un corso integrativo di botanica (dedicato alle tipologie forestali), in veste di professore a contratto.
Nel 1996/97 ha ottenuto analogo incarico presso l’Università di Ferrara con un corso sulla vegetazione alpina. Il corso è stato reiterato anche nell’a.a. 1997-98. Nell’a.a. 1999/2000 ha svolto attività di docenza nell’ambito del corso di perfezionamento “Master in analisi della
vegetazione” organizzato dall’Università di Ancona.
Da segnalare numerosi articoli, presentazioni e recensioni su libri e riviste, tra le quali “Le Dolomiti Bellunesi” della quale è stato membro del comitato di redazione e presidente dell’associazione. Tra altre collaborazioni si ricorda quella con l’Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore e della Rivista Feltrina, nonché, a livello nazionale, la presenza nel comitato scientifico di CAI, Mountain Wilderness e Federnatura. Tra le attività divulgative si segnalano centinaia di conferenze sulla flora, la vegetazione, la conservazione della natura e del paesaggio, su temi etici e su varie tematiche ecologiche relative all’ambiente alpino.
Nell’ambito di attività formative si segnala la frequente collaborazione, come docente e/o relatore, alle iniziative (corsi e convegni) della Fondazione Angelini. Dal 2009 coordina il comitato di redazione della Rivista scientifico-naturalistica Frammenti.
Nel 1989, in rappresentanza del Club Alpino Italiano, è stato nominato dal Ministero dell’Ambiente, membro della Commissione Paritetica per l’istituzione del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. In data 8 settembre 1993 è stato nominato, dal Ministro dell’Ambiente, presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, carica mantenuta fino alla naturale scadenza nel mese di ottobre 1998. È stato membro della Giunta della Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali con la quale ha poi collaborato nell’ambito della segreteria tecnica. Con decreto del ministro Ronchi è stato nominato (notifica del 19 febbraio 1999) componente della Consulta Tecnica Nazionale per le aree naturali protette.
A livello professionale ha svolto vari incarichi, tra i quali si richiamano quelli del Parco Regionale dei Colli Euganei, del Parco Naturale Dolomiti d’Ampezzo, delle Provincie Autonome di Trento e di Bolzano, della Regione del Veneto, del Museo Friulano di Storia Naturale, dell’ARPAV, della Società Botanica Italiana, dell’Accademia di Scienze Forestali, di vari Istituti Universitari.
A livello di pianificazione territoriale ha collaborato con varie amministrazioni, occupandosi, fra l’altro, anche di Piani Paesistici e di Reti Ecologiche. Intensa l’attività formativa, svolta sia in veste di docente sia di coordinatore, con diversi enti e istituti specializzati.
In data 16 ottobre 2000, è stato nominato componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di VR-VI-BL-AN. Dal 16 ottobre 2005 al mese di ottobre 2010 è stato membro del Consiglio di Indirizzo della stessa Fondazione. A partire dal febbraio 2016 è componente dello stesso Consiglio di Indirizzo.
In data 04-03-2011 è stato nominato socio corrispondente dell’Accademia Italiana di Scienze forestali di Firenze sulla base del lavoro rivolto alla conoscenza e tutela dei boschi. Dal 2020 socio ordinario.
In aprile 2011 è stato nominato nel Comitato Scientifico della neonata Fondazione Dolomiti-Unesco (poi confermato nei successivi trienni e attualmente in carica).
Premi
Il 30 luglio 2011 gli è stato assegnato il Premio “Pelmo d’oro” per la “cultura alpina”.
Settembre 2013. Paul Harris Fellow da parte della Fondazione Rotary International
Il 8 giugno 2014 ha ricevuto dalla Famiglia Feltrina il Premio Santi Martiri Vittore e Corona.
Dati anagrafici e recapito:
Lasen Cesare, Via Mutten, 27,
32032 ARSON di FELTRE (BL)
Tel. e fax: 0439-42345; 335-6057314
e-mail: cesarelasen@gmail.com
nato a Feltre (BL) il 13 gennaio 1950
C.F. LSNCSR50A13D530L
P.I. 00700220254
E' arrivato l'arrotino
“LE RIVAAAAA EL MOLETAAAAA CHE LAORA PAR NA FETA DE POLENTA“
E’ arrivato l’arrotino che lavora per una fetta di polenta.
Così si presentavano nei paeselli ad offrire le loro abilità questi artigiani ambulanti.
Luigi Mastel lo incontrai pochi anni fa a Rossano Veneto (VI). Nato nel 1928 a Lamon (BL) mi disse che la nonna materna era della frazione dei miei avi, una tal Filomena Sartena che sarà nata a Zorzoi a metà dell’800. Eccolo qui ultra 90enne intento nella sua amata professione sin da bambino. Mi disse fece sempre solo questo nella vita, iniziata nel mondo del lavoro come emigrante nella Svizzera Tedesca.